fonte: ACQUASPECIALIST - Sito del gruppo FLUIDRA COMMERCIALE ITALIA SPA

Una piscina è un'oasi di relax, come tale viene concepita, spesso però,  per incuranza o per disattenzioni essa diviene una fonte di stress. Pochi semplici passi e pochi controlli fatti in modo intelligente e regolare  vi faranno godere il meglio della vostra piscina.

Chiunque abbia a che fare con una piscina dovrebbe leggere questa guida per comprendere i meccanismi che ci sono dietro la disinfezione. Perderete 10 minuti del vostro prezioso tempo ma vi assicuro che risparmierete un bel pò di soldi e soprattutto eviterete tanto stress dovuto al mancato utilizzo della vostra piscina... i nostri tecnici sono a vostra disposizione per aiutarvi nella scelta dei prodotti giusti per ottenere il miglior risultato possibile: acqua trasparente e risparmio!

IGIENIZZAZIONE DELLA PISCINA

Per igienizzazione si tratta della riduzione del numero di microorganismi patogeni e non patogeni presenti nell’acqua, fino a quantità che non presentano rischi per la salute umana.

Il corretto dosaggio di prodotto è importante per minimizzare il rischio microbiologico senza un eccessivo aumento del rischio da sottoprodotti; il dosaggio ottimale è in funzione di un punto di compromesso tra i due.

Il disinfettante più utilizzato e l’unico permesso dalla normativa per le piscine pubbliche è il cloro, presente in varie forme, ma avente sempre come principio attivo l’acido ipocloroso.

CLORO

Qual’è la quantità di cloro richiesta da una piscina?

La quantità di cloro necessaria per un trattamento ottimale di igienizzazione è variabile in funzione di numerosi parametri (numero di bagnanti, temperatura, esposizione al sole o alle intemperie, caratteristiche dell’acqua di reintegro ecc…), ma è possibile effettuare una stima media del cloro necessario.

mediamente la richiesta di cloro in una piscina è dato da:

1 grammo/giorno per metro cubo d’acqua – 10 grammi per ogni bagnante che nella giornata entra in piscina.

Esempio:

Cloro necessario per una piscina di 250 m 3 con la frequentazione giornaliera di 120 bagnanti.

Cloro necessario giornalmente:

250 g/giorno + 10 g/bagnante x 120 bagnanti/giorno = 250 + 1200 g/giorno = 1450 g/giorno

Come si può vedere, quando i bagnanti sono numerosi, il loro numero risulta determinante per valutare la richiesta di cloro della piscina in esame.

Vantaggi

  • Inattiva la forma efficace di un ampio spettro di batteri patogeni normalmente presenti in acqua

  • Lascia un residuo in acqua facilmente misurabile e controllabile

  • E‘ economico

  • E‘ un prodotto utilizzato positivamente da molti anni nel trattamento delle acque (anche tenendo conto dei rischi associati alla sua manipolazione continua a possedere un rapporto di sicurezza eccellente

Svantaggi

  • Forma prodotti alogenati, come clorofenoli e similari

  • E‘ meno efficace a pH elevati

  • Forma prodotti ossigenati biodegradabili che possono favorire la crescita biologica se non si mantiene ottimale la concentrazione del cloro residuo

  • Forma clorammine

Cloro organico

  • Acido Tricloroisocianurico (Tricloro / Sincloseno) – per mantenimenoto, generalmente in pastiglie a lento dissoluzione per skimmer o dosatori a lambimento

  • Dicloroisocianurato sodico (Dicloro / Trocloseno sodico) – granulare, per trattamenti shock

Cloro inorganico

  • Ipoclorito di sodio (liquido) – da dosare con pompe dosatrici

  • Ipoclorito di calcio (solido) – per trattamenti shock o da dosare con pooltank

Il cloro attivo (HClO) si degrada per effetto della radiazione U.V. (sole).

Per minimizzare questo effetto si impiega uno stabilizzante di cloro l’ACIDO CIANURICO. cloro-organico

L’acido cianurico stabilizza il cloro, la sua concentrazione ideale è di 30/40 ppm.

Nelle piscine pubbliche il limite di concentrazione è di 75 ppm in quanto a concentrazioni più elevate blocca l’effetto del cloro inibendo la disinfezione.

L’acido cianurico è contenuto nel cloro organico, mentre è assente dal cloro inorganico.

Cloro residuo libero

E’ il cloro presente in forma di disinfettante Acido ipocloroso (HClO) e/o sotto forma di ione ipoclorito (ClO-). Si determina mediante il test DPD-1.

Cloro residuo combinato

Costituito dalle “clorammine” formate dalla reazione tra cloro libero ed ammonica o residui azotati. Irrita gli occhi, le mucose e causa il tipico “odore di cloro”. Ha un potere disinfettante molto basso.

Cloro residuo totale

E’ la somma del cloro residuo libero e del cloro residuo combinato. Si determina mediante il test DPD-1 + DPD-3

BROMO

Vantaggi

  • Buona disinfezione a pH alti.

  • La sua efficacia non si riduce con la presenza di composti azotati.

  • Si riduce l’irritazione agli occhi ed alle mucose.

  • Non produce odori sgradevoli (se non a concentrazioni molto elevate).

  • Le bromammine possiedono potere disinfettante al contrario delle clorammine.

  • Le bromammine non sono persistenti come le rispettive clorammine.

Svantaggi

  • Si può utilizzare solo attraverso un dosatore a lambimento (non si può dosare negli skimmers).

  • Si tratta di un prodotto organico non stabilizzato.

  • Costo più elevato.

OSSIGENO

Il trattamento con ossigeno è nettamente più blando di quello effettuato tramite cloro o bromo, è consigliato per piscine (solo private) che vengono seguite in modo molto meticoloso ed accurato.

Esistono due forme di trattamento ad ossigeno:

  • Ossigeno solido (persolfato): viene eseguito il trattamento mediamente 1-2 volte la settimana dosando la quantità necessaria di prodotto, tra un dosaggio ed il successivo l’igienizzazione deve essere mantenuta con l’utilizzo di un antialga specifico per ossigeno.

  • Ossigeno liquido (acqua ossigenata): viene dosato in modo costante un prodotto a base di acqua ossigenata per  mantenerne la concentrazione a circa 20 ppm, un antialga specifico ne completa l’effetto. L’abbinamento di un sistema U.V. all’acqua ossigenata ne aumenta notevolmente l’efficacia a causa dell’attivazione del radicale idrossilico.

CLORO

IL SISTEMA DI TRATTAMENTO PIÙ USATO PER LA DISINFEZIONE DELL’ACQUA DELLE PISCINE

Cos’è?

Il cloro è il prodotto igienizzante più diffuso per il trattamento dell’acqua.

E’ presente sul mercato in varie forme, ma il principio attivo è sempre l’acido ipocloroso (se si escludono i trattamenti a biossido di cloro utilizzati nel campo dell’acqua potabile).

Possiamo distinguere tra due categorie principali:

  1. INORGANICO: ipoclorito di sodio ed ipoclorito di calcio

  2. ORGANICO: dicloroisocianurato, acido tricloroisocianurico, più semplicemente chiamati dicloro e tricloro

Cloro inorganico

E’ costituito da sali dell’acido ipocloroso che, sciolti in acqua, ricostituiscono l’acido ipocloroso stesso a percentuali diverse in funzione del pH.

  • L’Ipoclorito di sodio è commercializzato come soluzione al 14/15% all’origine, la forma più economica di cloro ma anche la più soggetta a degradazione. Richiede spazio per lo stoccaggio che deve essere in luoghi riparati dal sole ed a temperatura bassa. Per l’utilizzo è necessario utilizzare una pompa di dosaggio.

  • L’ipoclorito di calcio è commercializzato in forma granulare o pastiglie, è un prodotto a rapida solubilità con un contenuto di cloro attivo intorno al 65-70 % e richiede quindi meno spazio per l’immagazzinamento. E’ stabile purché lontano da fonti di umidità. Presenta il grosso inconveniente di aumentare la durezza dell’acqua e pertanto è utilizzato solo in piscine con ricambi d’acque notevoli.

Cloro organico

E’ costituito da una molecola di acido cianurico alla quale sono legati due o tre atomi di cloro (da qui il nome di dicloro e tricloro) che lo rende stabile all’azione dei raggi UV del sole. Sciolto in acqua porta alla formazione di acido ipocloroso con percentuali dipendenti dal pH.

  • Il dicloro ha un contenuto di cloro utile del 55/56%, presente quasi esclusivamente in forma granulare è utilizzato per la sua rapida ed elevata solubilità per tutti i trattamenti che richiedono un innalzamento rapido della concentrazione di cloro, viene chiamato anche cloro shock.

  • Il tricloro ha un contenuto di cloro utile del 90%, è un prodotto a lenta solubilità e si utilizza questa sua caratteristica per la produzione di pastiglie a lenta cessione che permettono, utilizzate negli skimmer o in appositi dosatori a lambimento, un mantenimento dei livelli di cloro per più giorni.

Il cloro, o meglio l’acido ipocloroso, ha un’azione disinfettante ed ossidante sull’acqua della piscina e reagendo con microorganismi e sostanze organiche si trasforma in cloruro, forma chimicamente inattiva.

Quando invece si lega con l’azoto proveniente da sostanze organiche, forma una serie di sostanze chiamate clorammine (o cloro combinato), queste sostanze sono irritanti per occhi e mucose e presentano un odore fastidioso e pungente che spesso viene scambiato per eccesso di cloro.

Nelle piscine pubbliche la concentrazione per il cloro libero deve essere compresa tra 0,7 ed 1,5 ppm (mg/l), mentre per il cloro combinato il limite massimo è di 0,4 ppm.



pH

PER UN CORRETTO TRATTAMENTO DELL’ACQUA DELLA PISCINA

Cos’è il pH?

Il pH è la grandezza che misura il grado di acidità o basicità di una soluzione.

Il pH si esprime tramite una scala generalmente compresa tra 0 e 14, dove l’acidità è via via più crescente avvicinandosi al valore 0,  mentre avvicinandosi al valore 14 la soluzione risulta sempre più basica. Al valore intermedio di 7 siamo invece in condizioni di  neutralità.

Nella tabella sottostante i pH medi di alcune soluzioni.

Qual’è il valore ideale del pH in piscina?

Per l’acqua di piscina il valore ideale è compreso tra 7,2 e 7,6 (la normativa per le piscine pubbliche prevede un intervallo tra 6,5 e 7,5, quindi in questo caso l’intervallo ottimale si restringe tra i valori di 7,2 e 7,5).

Il valore corretto del pH è fondamentale per un corretto trattamento dell’acqua della piscina in quanto comporta:

  • se troppo basso: corrosione dei materiali della piscina, irritazione agli occhi, pelle e mucose dei bagnanti.

  • se troppo alto: disinfezione inefficace, precipitazione di calcare in vasca ed in tutte le componenti del sistema di trattamento.

  • Da sottolineare che pH più bassi del valore ideale per brevi periodi di tempo non creano grossi problemi, mentre se il pH si alza troppo anche per brevi periodi di tempo la qualità dell’acqua può risentirne notevolmente.

Nella quasi totalità delle piscine il pH ha tendenza a salire e quindi sarà necessario utilizzare prodotti per la riduzione del pH.

E’ importante quindi analizzare una o più volte al giorno il pH per poterne correggere prontamente eventuali variazioni al di fuori dell’intervallo ottimale.

APPROFONDIMENTO

La molecola dell’acqua è costituita da due atomi di idrogeno ed uno di ossigeno da cui la formula chimica H2O. Caratteristica dell’acqua è che una molecola ogni milioni di molecole si dissocia (rompe) in due parti diverse, un idrogeno carico positivamente ed un residuo OH carico negativamente (in realtà l’idrogeno si lega ad un’altra molecola d’acqua per dare la specie H3O+, ma per semplificare considereremo l’idrogeno isolato) secondo la reazione: H2O H+ + OH-

In presenza di acqua distillata il numero di H+ sarà uguale al numero di OH-, ma introducendo sostanze solubili in acqua l’equilibrio si romperà ed all’aumento di H+ corrisponderà una diminuzione di OH- e viceversa, proprio come accade con una bilancia (vedi fig. 1).Questo equilibrio è importante perché H+ e OH- determinano l’acidità o basicità della soluzione acquosa, una prevalenza di H+ rende la soluzione acida, una prevalenza di OH- rende la soluzione basica, mentre la situazione di equilibrio tra le due specie chimiche comporta una situazione di neutralità della soluzione.Normalmente si indica l’acidità o basicità come pH espresso in una scala che è generalmente compresa tra 0 e 14, dove l’acidità è via via più crescente avvicinandosi al valore 0, mentre avvicinandosi al valore 14 la soluzione risulta sempre più basica. Al valore intermedio di 7 siamo invece in condizioni di neutralità. Il pH è legato alla concentrazione di H+ attraverso una relazione logaritmica pH=-log[H+].

Semplificando ciò significa che allontanandosi dalla condizione di neutralità la concentrazione di H+ aumenterà o diminuirà in modo sempre maggiore. Questo è importante perché evidenzia che quanto più mi allontano dalla neutralità, tanto più sarà difficile (e costerà prodotto) ritornarvi, come ben illustra l’esempio in figura 2.

IMPORTANTE!

E’ importante inoltre ricordare che questo è valido in toto per l’acqua distillata, mentre per acqua di piscina entrano in gioco altri equilibri che riducono questo fenomeno, in primis l’alcalinità. Sarebbe infatti difficile controllare il pH vicino al punto di neutralità se con poco più di mezzo litro di prodotto avessi una variazione di 2 unità pH.

figura 1

figura 2

 

ANTIALGHE

PER IL TRATTAMENTO DELL’ACQUA VERDE E TORBIDA

Cosa sono le alghe?

Le alghe sono organismi autotrofi vegetali che si possono sviluppare nelle piscine aderendo a pareti e fondo o intorbidendo l’acqua.

La crescita delle alghe è favorita da temperature dell’acqua elevate e dalla luce solare, le spore possono essere trasportate dall’aria e pertanto è più frequente vederne la crescita in piscine all’aperto nella stagione più calda.

Come evitare il proliferare di alghe in piscina?

Per evitare il proliferare di alghe è necessario che l’igienizzazione della piscina sia ottimale con valori di pH, prodotto disinfettante (cloro, bromo o ossigeno) e acido cianurico entro il range di efficacia del processo.

Per aiutare l’azione del disinfettante si possono utilizzare prodotti specifici antialga, a base di polimeri di sali di ammonio con eventuale aggiunta di sali di rame.

ATTENZIONE! Bisogna stare attenti a utilizzare l’antialga corretto! In caso di utilizzo di elettrocloratore sarà opportuno evitare prodotti contenenti sali di rame; in caso di giochi d’acqua, idromassaggi, nuoto controcorrente ecc. si dovranno utilizzare antialga non schiumogeni.

Si può inoltre agire contro le alghe sottraendo loro dei nutrienti essenziali, eliminando i fosfati dalla piscina attraverso un prodotto specifico si sottrae uno dei nutrienti fondamentali per la crescita algale inibendola.

Cosa fare nel caso di alghe già esistenti in piscina?

I prodotti antialga hanno un’azione preventiva, quando però le alghe si sono già manifestate nella vasca per l’eliminazione è necessario un trattamento shock preferibilmente con cloro alla concentrazione di almeno 6-7 ppm (mg/l) dopo aver verificato che pH e concentrazione di acido cianurico sono corrette.

BILANCIAMENTO CHIMICO

DELL’ACQUA DELLA PISCINA

I parametri che devono essere bilanciati sono il pH (il più importante), l’alcalinità, la durezza calcica ed i solidi disciolti totali.

pH

pH = misura dell’acidità o basicità di una soluzione attraverso la concentrazione degli H+, presenti in soluzione in equilibrio con gli ioni OH-.

In acqua deionizzata o a pH 7.00 è: H 2 O H + + OH –

Introducendo sostanze acide (apporto di H + ) o basiche (OH – ) si modifica questo equilibrio tanto più quanto più acido o base vengono introdotti. Il pH però non si misura semplicemente come la concentrazione, ma come il logaritmo, cambiato di segno, della concentrazione di H + .

pH = -log [H + ]

Ciò implica che la variazione di un’unità pH comporta la variazione di un fattore 10 di concentrazione; per portare il pH da 9 a 8 è necessario 10 volte il prodotto che serve per portare il pH da 8 a 7.

Questo è il dato teorico per acqua deionizzata, in realtà in situazioni reali il meccanismo è più complesso per la presenza di soluzioni tampone che tendono a tenere bloccato (tamponato) il pH a determinati valori di equilibrio.

Il valore ideale di pH per una piscina è tra 7,2 e 7,4.

pH troppo elevati (da 7,8-8,0 in su), provocano l’inefficacia di trattamenti a base di cloro e rischio di precipitazioni di calcare, con conseguente intorbidimento dell’acqua e formazione di incrostazioni.

La normativa italiana per le piscine pubbliche prevede di avere un pH compreso tra 6,5 e 7,5.

Il pH viene ridotto utilizzando acidi o sali acidi (CTX-10 e CTX-15) o alzato utilizzando basi o Sali basici (CTX-20 e CTX-25).

Durezza Calcica

La durezza calcica indica il contenuto in Calcio (Ca2+) dell’acqua.

Il problema principale della durezza dell’acqua è il rischio di precipitazione di carbonato di calcio con conseguente incrostazione in tutte le sezioni dell’impianto e nella vasca.

La solubilità del carbonato di calcio è molto influenzata dal pH; a pH più elevati il rischio di precipitazione aumenta, per cui è molto importante, soprattutto in caso di acque dure, un controllo attento del pH.

Il valore ottimale della durezza calcica è compreso tra 175 e 300 ppm di Carbonato di Calcio (17,5/30 gradi francesi).

La durezza calcica si può aumentare aggiungendo un incrementatore di durezza.

La diminuzione della durezza calcica è più complessa e richiede:

  • Rimpiazzare l’acqua esistente con acqua nuova con poca durezza calcica.

  • Usare CTX-605 Riduttore della Durezza Calcica (per precipitazione di ossalato di calcio), flocculare ed eliminare il precipitato. Mantenendo la durezza si possono comunque ridurre i rischi di precipitazione di calcare come segue:

  • Compensare i livelli di durezza calcica abbassando il pH e la alcalinità.

  • Usare un agente chelante o sequestrante.

  • Quando l’incrostazione calcarea è già avvenuta è necessario usare prodotti disincrostanti a base acida.

Alcalinità totale

È la quantità di componenti alcalini presenti nell’acqua. Agiscono come agenti regolatori delle variazioni di pH (effetto tampone) bloccando H + ed OH – e limitandone le variazioni.

Quando un’acqua si trova nell’intervallo ideale di pH, la sua alcalinità è principalmente data da bicarbonati.

L’intervallo ottimale di alcalinità è compreso tra 100 ppm e 175 ppm; a valori più bassi posso avere fluttuazioni di pH che risulta difficile da regolare, mentre a valori più elevati posso trovare anche il pH a valori elevati, con difficoltà ad abbassarlo.

L’alcalinità viene alzata utilizzando un bicarbonato, mentre per ridurla è necessario utilizzare un riduttore di pH.

Soliti disciolti totali (T.D.S.)

È la quantità di materiale sciolto in acqua che resterebbero come residuo se tutta l’acqua evaporasse.

In piscina il valore massimo accettabile è di 2000 ppm, oltre questo valore l’acqua è carica di sali e quindi i prodotti utilizzati (disinfettanti, alghicidi ecc..) risultano meno efficaci. Questo valore è indicativo e non si applica in quei casi in cui c’è stata un’aggiunta di sali voluta dall’operatore o dal sistema di disinfezione (ad esempio sodio cloruro nell’elettrolisi dell’acqua)

DIMINUZIONE DEI T.D.S.:

  • Incrementare il numero e/o i tempi di lavaggio del filtro.

  • Vuotare periodicamente la piscina e riempire con acqua nuova.

ACIDO CIANURICO

PER MANTENERE LIVELLI DI CLORO OTTIMALI IN PISCINA

Cos’è l’acido cianurico?

L’acido cianurico è una sostanza contenuta nel dicloro e nel tricloro.

La sua particolarità è di “proteggere” il cloro dall’azione dei raggi UV del sole che tende a degradarlo, aiuta quindi a mantenere livelli di cloro ottimali nell’acqua di piscina con un dosaggio minore di prodotto; quando però la concentrazione di acido cianurico è troppo elevata il cloro perde la sua efficacia ed il beneficio si trasforma in un problema.

Qual è la sua concentrazione ottimale?

La concentrazione ottimale di acido cianurico è di 20/30 ppm (mg/l), il limite massimo previsto per legge nelle piscine pubbliche è di 75 ppm, concentrazione oltre la quale rischio di ridurre l’efficacia del cloro presente in vasca.

E’ frequente il caso di acqua di piscina che perde qualità con sviluppo di alghe nonostante pH e cloro a concentrazioni ottimali; spesso ciò è dovuto a concentrazioni troppo elevate di acido cianurico.

L’acido cianurico è una sostanza a lenta degradazione e quindi tende ad accumularsi nell’acqua nel corso della stagione, l’unico modo per diminuirne la concentrazione è di effettuare ricambi d’acqua. E’ raccomandabile quindi incrementare la durata e la frequenza di lavaggio dei filtri quando noto che la concentrazione di acido cianurico si sta avvicinando al valore limite, ciò è più frequente a stagione inoltrata.

La misura dell’acido cianurico può essere effettuata con fotometri o con appositi kit d’analisi.

ELETTROLISI SALINA

PER IL TRATTAMENTO DELL’ACQUA DI PISCINA E UN MIGLIORE BENESSERE

Come funziona?

Nella piscina con acqua salata il sale viene sciolto nella vasca ad una concentrazione di circa 5 g/l, quindi molto più bassa della concentrazione salina del mare, che risulta fastidiosa. A questa concentrazione anzi ho una percezione di benessere, meglio che in una piscina “non salata”. Il sale di per se non ha nessuna azione disinfettante, ma serve perchè il cloro contenuto nel sale (cloruro di sodio) inattivo, tramite una serie di reazioni chimiche provocate dal passaggio di corrente nella cella dell’elettrocloratore, si trasformi in cloro attivo ai fini della disinfezione. Quindi dal punto di vista della disinfezione si tratta comunque di una disinfezione a cloro anche se a volte iene chiamata (impropriamente) disinfezione a sale.

I VANTAGGI dell’elettrolisi sono essenzialmente:

  • Eliminazione dei problemi di stoccaggio e dosaggio del prodotto chimico

  • Automatizzazione del sistema (ideale per le seconde case, l’accensione e spegnimento è temporizzato come la pompa impianto)

  • Percezione di benessere migliore rispetto ad acqua non salata

  • Riduzione costi

I principali SVANTAGGI:

  • Ossidazione delle parti metalliche della piscina (che devono essere in acciao anticorrosione AISI 316L) se non messa a terra correttamente

  • Problemi di incrostazioni con acque particolarmente dure

Specifiche tecniche

La piscina ad acqua salata funziona attraverso il processo di elettrolisi salina che separa il sale (NaCl presente come Na+ e Cl-) disciolto in acqua, tramite un passaggio di corrente tra due piastre (elettrodi) e forma cloro gassoso che reagendo con acqua porta alla formazione di acido ipocloroso (agente disinfettante). Questa non è l’unica reazione che avviene, ma vi sono molte altre reazioni secondarie, le principali sono di seguito indicate: formazione di ossigeno in competizione col cloro all’anodo e formazione di idrogeno al catodo.

Anodo:
2 NaCl Cl2 + 2Na+ + 2e-

2 H2O O2 + 4H+ + 4e-

Il cloro gas che si forma reagisce con l’acqua secondo la reazione:

2 Cl2 + H2O 2 HOCl + 2 HCl

Catodo:
2 H2O + 2e- H2 + 2 OH-

Mentre all’anodo l’ambiente è acido, al catodo avrò una basicità che favorisce la precipitazione di calcare, per evitare o limitare questo fenomeno le moderne apparecchiature di elettrolisi invertono la polarità degli elettrodi in tempi prefissati.

La reazione completa è la seguente:

2 NaCl + H2O NaClO + NaCl + H2

L’agente disinfettante è quindi sempre l’acido ipocloroso

L’acido ipocloroso agisce ossidando le sostanze organiche presenti in piscina e riducendosi a sua volta a cloruro (Cl-), pronto per un nuovo ciclo di ossidazione da parte dell’elettrocloratore.

Il sistema è quindi un circolo chiuso e le uniche perdite di prodotto si hanno con i lavaggi del filtro.

Il sale necessario per la reazione varia secondo l’apparecchiatura utilizzata, generalmente intorno ai 5 g/l, nettamente inferiori alla concentrazione salina del mare (38 g/l il mediterraneo) e simile alla concentrazione salina dei fluidi umani (lacrime, linfa ecc.); ciò conferisce particolare gradevolezza all’acqua di piscina trattata con elettrocloratore.

Un ulteriore vantaggio dell’elettrolisi è la riduzione delle clorammine che vengono ossidate sia dagli elettrodi, che dal cloro nascente man mano che transitano nella cella di produzione.

In sistemi di elettrolisi salina è importante la regolazione del pH, che ha tendenza a salire, è sempre consigliabile pertanto utilizzare dei sistemi di regolazione automatica del pH.

FLOCCULAZIONE

TRATTAMENTO DI PURIFICAZIONE DELL’ACQUA DELLA PISCINA

Cos’è la flocculazione?

La flocculazione è il processo col quale micro particelle che non vengono trattenute dalla filtrazione si aggregano in particelle di dimensioni maggiori.

Un flocculante è dunque quel prodotto chimico utilizzato per raggrumare gli inquinanti solidi presenti nell’acqua affinchè siano trattenuti dal filtro.

Si floccula quando l’acqua perde trasparenza per polveri, alghe (dopo trattamento shock), precipitazioni di sali ecc e la normale filtrazione non migliora la trasparenza dell’acqua.

ATTENZIONE! La flocculazione si effettua solo negli impianti con filtri a sabbia (o matrici similari es. vetro), non in presenza di filtri a cartuccia o a diatomee.

Trattamento di flocculazione

Il modo più semplice e comune di flocculare è attraverso pastiglie poste negli skimmer o nella canalina di sfioro, in questo caso si aumenta la capacità di filtrazione.NB: durante la flocculazione è importante controllare che la pressione del filtro non si alzi troppo.

Si può flocculare anche direttamente in vasca quando l’acqua è molto torbida ed una flocculazione su filtro lo andrebbe a caricare troppo. In questo caso è preferibile utilizzare del flocculante liquido spargendolo in modo omogeneo sulla superficie della piscina, lasciare la pompa in funzione escludendo il filtro. Si lascia poi sedimentare il flocculato almeno 8-10 ore prima di eliminarlo aspirando dal fondo con aspirafango e mandando direttamente a scarico.

OSSIGENO

SISTEMA DI DISINFEZIONE ALTERNATIVO AL CLORO E BROMO

Trattare l’acqua della piscina con l’ossigeno

L’utilizzo come igienizzante di ossigeno attivo è alternativo ai trattamenti con cloro e bromo, ma risulta comunque un sistema di igienizzazione molto più blando, adatto a piscine o SPA private molto curate e preferibilmente coperte.

Bisogna distinguere tra due tipologie di trattamento diverse tra di loro:

  • Trattamento con persolfato (indicato comunemente come ossigeno solido). Il prodotto, granulare o in pastiglie a rapida dissoluzione, è un buon ossidante ed agisce nel giro di qualche ora igienizzando l’acqua ed ossidandone le molecole organiche. La sua azione termina però nel giro di una giornata al massimo e quindi per prolungare il mantenimento delle condizioni igieniche dell’acqua tra un dosaggio ed il successivo è necessario utilizzare un antialga specifico.

  • Trattamento con perossido di idrogeno (indicato comunemente come ossigeno liquido o acqua ossigenata). Il prodotto, liquido, viene dosato con una pompa di dosaggio in modo da mantenere una concentrazione di almeno 20 ppm (mg/l) nell’acqua di piscina. Un’antialga ne completa l’azione.

 

Il PRODOTTO SOLIDO può essere utilizzato anche come ossidante per l’eliminazione delle clorammine, mentre il PRODOTTO LIQUIDO non è compatibile con i trattamenti a cloro e bromo.

BROMO

PER LA DISINFEZIONE DELL’ACQUA IN PISCINA

Cos’è il bromo?

Il bromo è il prodotto alternativo al cloro più efficace per l’igienizzazione dell’acqua di piscina essendoci tra le due sostanze una stretta analogia chimica; principio attivo efficace è l’acido ipobromoso.

Ha una solubilità molto scarsa ed è utilizzato per questa caratteristica in pastiglie a lenta dissoluzione da 20 g, a causa della solubilità molto scarsa non è sufficiente mettere le pastiglie nello skimmer per un dosaggio del prodotto in piscina, ma è necessario l’utilizzo di un dosatore a lambimento.

Il bromo, o meglio l’acido ipobromoso, ha un’azione disinfettante ed ossidante sull’acqua della piscina e reagendo con microorganismi e sostanze organiche si trasforma in bromuro, forma chimicamente inattiva.

Quali sono i vantaggi in piscina?

Come il cloro anche il bromo forma sostanze complesse con l’azoto, le bromammine, ma contrariamente alle clorammine NON ha un significativo effetto irritante e un odore sgradevole. Questo lo rende un prodotto particolarmente indicato per l’utilizzo in piscine coperte e SPA.

Il bromo non è contemplato dalla normativa come prodotto per utilizzo in piscine pubbliche pertanto è utilizzabile solamente in piscine private e SPA.

Limite massimo è di 0,4 ppm.